La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità su Chuck Norris

In pochi hanno visto i suoi film, pochissimi al di sotto dell'età pensionabile hanno visto Walker Texas Ranger, nessuno conosce le sue terribili idee politiche, ma tutti hanno visto i meme basati su di lui. Ed è quello che oggi piangiamo: non Norris, ma l'internet della nostra giovinezza.

21 Marzo 2026

Negli anni Sessanta, Chuck Norris fondò una sua disciplina marziale, il Chun Kuk Do, che incontrò pochissimo interesse ma che gli garantì la status di “istruttore di arti marziali delle celebrità”, professione che in quegli anni andava piuttosto forte dopo che Bruce Lee, prima di diventare a sua volta una star, l’aveva praticamente inventata di sana pianta.

E proprio Bruce Lee chiamò l’amico-rivale Norris per interpretare Colt, uno spietato campione statunitense assoldato per farlo fuori nel film L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente, terza pellicola di Lee da protagonista assoluto e suo esordio alla sceneggiatura e alla regia. Lo scontro clou del film avviene a Roma, nel Colosseo, ed è un momento topico del mito di Bruce Lee che riesce a farsi tanto grande cinema quanto manifesto filosofico e marziale. Merito della splendida riuscita di quel combattimento è anche di Chuck Norris, che pur non sfoggiando ancora la sua classica barba, entra nell’immaginario degli appassionati dei “film di menare” di tutto il mondo.

Gli anni ’80, Chuck Norris imbraccia le armi

In seguito, a Norris vengono offerte le prime parti da protagonista e da buono e, pur rimanendo sempre confinato nel cinema di arti marziali di serie B del periodo, arriva agli anni Ottanta come star di quel segmento. Con il reaganismo e il successo di film come Rambo II, le regole del gioco cambiano: gli eroi del kung-fu e del karate non funzionano più e bisogna impugnare le armi. Norris non ci pensa nemmeno un momento, anche perché di tirare calci volanti è stanco, e si lancia a testa bassa in una pletora infinita di reiterazioni di pellicole a tema militaresco come Missing in Action (Rombo di tuono da noi, per giocare con l’assonanza tra “rombo” e “Rambo”), Il codice del silenzio (il suo film migliore), Delta Force e, soprattutto, Invasion U.S.A, un bizzarro mash-up tra Alba Rossa di John Milius e Il giustiziere della notte di Michael Winner che vede Norris impegnato a contrastare l’invasione degli USA da parte dei russi e dei cubani praticamente da solo. E vincere, ovviamente.

In questo periodo, Norris comincia anche a esternare le sue idee politiche con forza, definendosi ben più che un conservatore, un vero e proprio «guerriero a stelle e strisce». È il suo periodo di massima fama, in cui gli viene anche dedicato un cartone animato dalla vita brevissima (sei, tragici, episodi), un fumetto Marvel Comics (due albi) e una linea di giocattoli rapidamente dismessa. Anche gli anni Ottanta passano e, con essi, la fama della stella degli action di serie B si appanna. Il decennio successivo per Norris si prospetta molto cupo e fatto di film molto piccoli, molto improbabili, molto brutti, quasi tutti diretti da suo fratello Aaron, non esattamente un genio della macchina da presa (ve lo posso assicurare visto che i suoi film li ho visti tutti, compreso quello in cui Chuck Norris prende a pugni Satana in persona).

Gli anni ’90, Chuck Norris diventa un ranger

Ma Norris gode ancora di una certa popolarità e nel ‘94, riprendendo blandamente il personaggio di un suo film precedente (Una magnum per McQuade) e adattandolo per la serialità televisiva, incappa in un successo: Walker Texas Ranger. 203 episodi (senza includere gli special e i film per la televisione), nove stagioni, due spin-off, due tentativi di reboot, una serie di romanzi. Una serie a cui la critica televisiva non è mai riuscita a dare un voto migliore di C+ diventa il più improbabile dei successi mondiali (da noi è il cavallo di battaglia del preserale di Rete 4, quello spazio presidiato dai nonni e dagli zii anziani, orfani di Hunter e Derrick). Ancora oggi, in virtù della qualità davvero modesta della serie, il successo di Walker Texas Ranger resta un mistero inspiegabile. Ma anche quello finisce e nel 2004 Norris sembra destinato all’oblio, sia per raggiunti limiti di età sia per evidenti limiti artistici. Nel 2005 però, esplodono i Chuck Norris Facts, una serie di battute ispirate da Conan O’Brien (che aveva dato vita a un segmento del suo late night show in cui si divertiva a prendere in giro Norris e, soprattutto, Walker Texas Ranger) raccolte e rielaborate dal sito comico Something Awful, che in breve tempo dilagano in tutto il mondo.

Gli anni 2000, Chuck Norris si fa meme

Una volta Chuck Norris è stato colpito da un fulmine: il fulmine è morto sul colpo. Chuck Norris è l’unico uomo che riesce a sbattere una porta girevole. Chuck Norris è quello che ha aperto quella porta. Chuck Norris può dividere per zero. Chuck Norris non porta l’orologio: decide lui che ore sono. Dietro la barba di Chuck Norris c’è solo un altro calcio volante. Sono certo che li conoscete. I Chuck Norris Fact sono un momento importante nello sviluppo e la diffusione di internet nel mondo e, soprattutto, sono fondanti in quella che poi diventerà la cultura memetica, che oggi è il linguaggio del mondo. E so già che la prenderete male ma io credo che siano anche l’unica cosa davvero significativa che, combattimento con Bruce Lee nel Colosseo a parte (ma quello è solo marginalmente merito suo) Norris ha lasciato al mondo.

E la verità è che noi non stiamo piangendo la morte di un bravo attore (non lo era), di un grande artista marziale (lo è stato solo per un breve periodo) o di un grande personaggio pubblico (a meno che voi non amiate gli entusiastici sostenitori di Benjamin Netanyahu, avversi ai matrimoni gay e che se ne andavano in giro a dire che Barack Obama non era nato negli Usa e quindi non era eleggibile come Presidente) ma la morte di un meme che ci riporta agli anni della nostra giovinezza, un periodo della nostra vita che, inevitabilmente, ci appare migliore: come i film di Chuck Norris e Walker Texas Ranger, se conosciuti solo per sentito dire.

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