È uscita una playlist dedicata a Mark Fisher da ascoltare prima di vedere il film su Mark Fisher

O anche prima, durante e dopo la lettura del suo testo postumo appena pubblicato da Einaudi, Materialismo Gotico.

23 Marzo 2026

In occasione della proiezione del 26 marzo a Torino di We Are Making A Film About Mark Fisher, il documentario sullo scrittore e critico culturale Mark Fisher diretto da Simon Poulter e prodotto da Close And Remote – più che una biografia tradizionale, un esperimento cinematografico che mescola documentario, performance e finzione – il collettivo artistico-curatoriale di base a Torino Almare, specializzato in pratiche contemporanee che utilizzano il suono come mezzo espressivo, ha creato un mixtape (lo trovate qui su Soundcloud) che comprende una selezione di brani citati da Mark Fisher nei suoi scritti e nel celebre blog K-Punk.  La tracklist comprende 20 brani di altrettanti artisti tra cui Brian Eno, Joy Division, Tricky, Grace Jones, Elliott Smith e ovviamente Burial.

«Per Mark Fisher la musica non è mai un semplice oggetto di critica», si legge nel testo con cui Almare ha presentato il mixtape sui social, «generi come post-punk e jungle ci permettono di percepire trasformazioni che la teoria saprà nominare solo più tardi. Così abbiamo pensato a un mixtape che potete ascoltare prima della proiezione di We Are Making a Film About Mark Fisher. Negli anni Novanta Mark Fisher faceva parte della Cybernetic Culture Research Unit (CCRU) un gruppo di ricerca formatosi in seno all’università di Warwick. L’idea era di trattare allo stesso livello tecnologia, economia, estetica e politica, come se fossero tutti nodi dello stesso sistema cibernetico. Anche la musica jungle è centrale per la CCRU: Mark Fisher dirà che il gruppo cercava di fare con la scrittura ciò che la jungle, con i suoi sample da film come Predator, Terminator o Blade Runner, faceva con il suono. La jungle diventa così modello estetico e concettuale: i testi funzionano come campionamenti, montando teoria, film, musica, politica e fantascienza come se fossero beat».

E se volete sprofondare ancora di più in questa nuova immersione nel lavoro di Fisher, sappiate che da poco è uscito anche un suo libro postumo: si chiama Materialismo Gotico e l’ha pubblicato Einaudi. Il testo è tratto da Flatline Constructs: Gothic Materialism and Cybernetic Theory-Fiction, la tesi di dottorato di Mark Fisher (morto suicida il 13 gennaio 2017 all’età di 48 anni) completata nel 1999 durante il suo periodo presso la CCRU, introduce proprio quel mix di cultura pop, critica e filosofia radicale che avrebbe definito il suo stile.

La sinossi di Einaudi spiega molto bene quanto le parole di Fisher risuonino oggi come profetiche: «Viviamo nell’epoca del materialismo gotico. Il tempo delle piattaforme e dell’IA, della guerra trasmessa in streaming, delle identità in pezzi, del lavoro che divora la vita, del confine ormai svanito tra carne e macchina, tra naturale e artificiale, tra verità e menzogna. Tra vita e morte che, come nei romanzi gotici, si scambiano costantemente di posto: è il distopico ma seducente presente di ChatGpt e del tecnocapitalismo. Eppure è anche il mondo che Mark Fisher aveva previsto e raccontato vent’anni fa in questo libro profetico e inedito, ideale prequel di Realismo capitalista. Un manifesto lucidissimo e visionario capace di illuminare, con decenni di anticipo, il nostro tempo oscuro».

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