Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi
I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Cosa resta da bombardare quando tutto il bombardabile è già stato bombardato? La risposta è semplice: internet. O meglio, le infrastrutture fisiche che permettono di fare tutte le cose che si fanno in rete, e che vengono sempre più spesso usate dalle forze armate più che dagli utenti che vogliono farsi arrivare un pacco in meno di 48 ore. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i Pasdaran), pochissimi giorni dopo l’inizio dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha iniziato a colpire i data center di proprietà di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, centri che forniscono una serie di servizi di cloud computing a clienti in tutto il Medio Oriente. Per la prima volta nella storia militare, quindi, i data center del settore privato sono stati inseriti nella lista degli obiettivi militari legittimi e colpiti da un attacco mirato.
Come scrive The Intercept, gli studiosi di diritto internazionale e delle leggi sui conflitti armati affermano che, quando un esercito opera sul cloud, il cloud diventa un obiettivo militare legittimo e legale. Ma il cloud è un’astrazione, non un luogo fisico: una rete globale di milioni di chip in server sparsi in centinaia di enormi edifici in tutto il pianeta, che servono a fa funzionare sia le app dei civili che gli strumenti che gli Stati usano per sorvegliare e uccidere. Separare le prime dai secondi è un compito estremamente difficile. «La legalità dipende dal fatto che quella specifica struttura, in quel preciso momento, stia realmente servendo le operazioni militari di una parte in conflitto in un modo che offra un vantaggio concreto e definito all’attaccante», ha spiegato León Castellanos-Jankiewicz, avvocato presso l’Asser Institute for International and European Law dell’Aia.
Dal momento che è davvero difficile distinguere le reti cloud che servono i civili da quelle utilizzate dai militari, non è nemmeno chiaro se i data center di Amazon colpiti dagli attacchi dei droni iraniani siano utilizzati per scopi militari, civili o entrambi. E non si sa nemmeno se gli attacchi abbiano in qualche modo impedito alle forze armate degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati nel Golfo di utilizzare l’IA o altri servizi basati sul cloud nei loro sforzi bellici. Ma, dal momento che Amazon, Google, Meta e OpenAI sono tutti partner entusiasti del lavoro del Pentagono, le server farm potrebbero ora avere lo stesso status delle fabbriche che costruiscono armi da guerra.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».