Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente
La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Da decenni, a causa delle continue sanzioni internazionali, l’Iran è stato tagliato fuori dal sistema finanziario globale. In anni recenti, il regime ha imparato a utilizzare le criptovalute come canale alternativo attraverso il quale vendere petrolio soggetto a embargo e finanziare segretamente gruppi armati alleati come i ribelli Houthi nello Yemen (secondo le autorità statunitensi). Ora, le valute digitali vengono anche utilizzate per aggirare le sanzioni contro le Guardie Rivoluzionarie e per fornire un sostegno finanziario ai civili messi in ginocchio dall’iperinflazione che sta aggravando la già gravissima crisi economica del Paese.
Come riporta Politico, in un movimento finanziario insolitamente consistente, tra il 28 febbraio (il primo giorno dei raid aerei israelo-statunitensi sull’Iran) e il 2 marzo, criptovalute per un valore di oltre 10 milioni di dollari hanno lasciato le piattaforme di scambio iraniane, secondo la società di analisi dati Chainalysis. Il 5 marzo, quasi un terzo di questi fondi era stato trasferito in borse all’estero. Il patrimonio delle Guardie Rivoluzionarie, già l’anno scorso, è stato finanziati con oltre 3 miliardi di dollari in criptovalute, più della metà dei criptoflussi del Paese. Le valute digitali si confermano diffusissime anche tra i civili, che possono abbastanza facilmente prelevare Bitcoin dalla rete e conservarli in portafogli digitali lontano dalle lunghe mani dello Stato.
Come spiega Craig Timm, dell’organizzazione antiriciclaggio Acams, «questi asset digitali contribuiscono alla creazione di un vero e proprio sistema bancario ombra». Un sistema che, discostandosi dai canali “normali” di transito e scambio delle valute ed essendo per natura stessa delle cripto, sono più veloci da inviare, meno costosi e più difficili da tracciare. La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere il Bitcoin, prediletto perché meno volatile rispetto alle monete concorrenti. Meno volatile non significa sicuro, però: nel giugno 2025, al culmine della Guerra dei dodici giorni, la piattaforma di criptovalute Nobitex (la più grande e utilizzata in Iran) ha subìto un furto di 90 milioni di dollari da parte di hacker legati a Israele.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
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