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14:48 Saturday 13 June 2026
China sends embryo models into space to test whether human reproduction is possible beyond Earth A necessary experiment to find out whether humanity’s dreams of galactic colonisation are truly within reach.
Bezos said Mamdani should stop going after billionaires, and the very next day Mamdani ordered Amazon to pay nine million dollars in outstanding traffic fines Fines issued because Amazon delivery drivers leave their vans parked in the middle of the street with the engine running, polluting the air.
The tech bros did everything they could to convince the Pope that AI is a net good, but their efforts didn’t amount to much. Judging by the contents of Leo XIV’s first encyclical on AI, Big Tech’s diplomatic efforts, after sending its envoys to the Vatican in recent weeks, appear to have left him largely indifferent.
A study suggests civilizations don’t collapse because of catastrophes, but because they begin to consume more than they can sustain – and that may already be happening to ours The researchers also note that the futures in which we manage to survive are not impossible, but they would require conditions that simply don’t exist on Earth today.
The FAO says the world has just six months left to avoid a global food crisis For the agency, the decisions governments and farmers make now on fertiliser use, imports, funding, and crop selection, will be critical.
SS26, Charli XCX’s new single, is neither rock nor dance—it is fashion. And apocalypse, too: “Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell,” Charli sings on the album’s second single.
A board game is about to be released in which you play an office worker trying to survive corporate life without burning out








L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.

L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa

Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".

26 March 2026

Mentre il Palazzo di Vetro si trasforma nel teatro di una nuova, complessa interrogazione sulla memoria, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come il «più grave crimine contro l’umanità». Guidata dalle pressioni diplomatiche del Ghana, nazione simbolo che oggi rivendica il «diritto al ritorno» per la diaspora africana, l’iniziativa non si limita a una condanna morale, ma apre il campo a una stagione di giustizia riparativa che include scuse formali, risarcimenti economici e la restituzione dei beni culturali sottratti.

Dall’altra parte della barricata, il voto contrario di Stati Uniti, Israele e Argentina – unito all’astensione di massa dei Paesi dell’Unione Europea e a quella del Regno Unito – rivela la profonda resistenza occidentale verso la codificazione, in questo caso legale, della responsabilità storica. La delegazione americana ha contestato con forza quella che a suo dire sarebbe l’istituzione di una «gerarchia dei crimini», definendo la risoluzione come un tentativo di sminuire altre atrocità verificatesi nella storia. Bisogna anche considerare che negli Stati Uniti, soprattutto da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il dibattito sul passato schiavista del Paese è diventato l’ennesima frattura politica.

Nonostante l’assenza di vincoli giuridici, come scrive Nbc News, la risoluzione segna l’inizio di quello che l’Unione Africana ha battezzato come il «Decennio d’azione per le riparazioni» (2026-2035), spostando l’asse del discorso pubblico dal semplice cordoglio a vere e proprie, concrete iniziative per porre rimedio ai torti della storia. Non si tratta solo di fondi per l’istruzione o per l’imprenditoria dei discendenti delle persone vittime della tratta degli schiavi, ma di una ridefinizione dell’identità globale che passa attraverso i castelli della costa ghanese e le sale dei musei occidentali, chiamati a una restituzione «tempestiva e senza ostacoli» dei reperti trafugati. In questo scenario, la risoluzione agisce come un sismografo: da una parte un mondo che cerca di ricucire i propri strappi ancestrali, dall’altra le vecchie potenze che si arroccano dietro i formalismi del diritto internazionale per evitare di dover fare i conti, letteralmente, con il proprio passato.

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