La prossima approvazione del Patto sulla Migrazione, e soprattutto del regolamento sui rimpatri, segna una stretta senza precedenti sui diritti dei migranti in Europa. Un precedente che potrebbe cambiare per sempre, e in peggio, la vita dell'Unione.
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026
Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Dall’inizio del 2026, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo sono morte almeno 606. «Questo è l’inizio d’anno più mortale nel Mediterraneo da quando l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha iniziato a registrare questi dati, nel 2014» ha affermato l’agenzia delle Nazioni unite per le migrazioni in un report pubblicato lunedì 23 febbraio.
Nella cifra sono già state incluse anche le 30 persone (numero destinato ad aumentare, purtroppo) che si teme siano morte o disperse dopo che sabato un’imbarcazione si è capovolta a causa del maltempo al largo delle coste della Grecia. Le autorità hanno salvato 20 persone, tra cui quattro minorenni, e recuperato i corpi di tre uomini e una donna. In Italia, i corpi di 15 persone – che si ritiene fossero tra le centinaia annegate durante una traversata partita dal Nord Africa durante il ciclone Harry, la serie di violente che hanno attraversato il Mediterraneo tra il 18 e il 21 gennaio – sono riemersi vicino alle spiagge della Calabria e della Sicilia nella scorsa settimana. Nei giorni successivi al naufragio, il Manifesto ha provato a tenere traccia di tutti i cadaveri riemersi lungo le coste raccogliendo le notizie pubblicate sui giornali locali in Calabria e Sicilia. I cadaveri ritrovati sarebbero almeno 15: quattro lungo la costa tirrenica della Calabria, tre in provincia di Cosenza, uno a Scalea, uno ad Amantea, uno a Paola, uno vicino a Tropea. Altri 10 sulla costa occidentale della Sicilia: cinque al largo di Pantelleria, uno a San Vito Lo Capo, uno a Marsala, uno a Trapani, uno a Petrosino, uno a Frassino. Anche in questo caso, purtroppo, siamo costretti a precisare che questi numeri aumenteranno sicuramente nei prossimi giorni.
Mentre dall’acqua emergevano i corpi di queste persone, i vescovi di Calabria e Sicilia hanno criticato le politiche migratorie nazionali ed europee, affermando che queste morti non sono tragedie isolate, ma il risultato di «scelte politiche disumane».
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».