È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Alla prossima Biennale d’Arte di Venezia non ci sarà neanche un artista italiano
A parte quella scelta per rappresentare il nostro Paese nel Padiglione Italia, Chiara Camoni.
Dopo la tragica, improvvisa e prematura morte della curatrice Koyo Kouoh, prima curatrice africana della Biennale d’Arte di Venezia, il 10 maggio 2025, e le polemiche per la partecipazione di Israele (sempre più concreta nonostante le contestazioni: l’artista c’è, sarà il rumeno Belu Simion Făinaru, nato a Bucarest ma emigrato in Israele nel 1973), questa sforturnatissima Biennale di Venezia continua a far discutere: tra i 111 artisti selezionati non c’è nessun italiano. A quest’assenza (che nelle Biennali precedenti si limitava a essere una carenza) se ne aggiunge un’altra, come fa notare Artribune: non ci sono artisti italiani neanche nelle grandi mostre disseminate per la città di Venezia che accompagneranno i mesi della Biennale, o perlomeno quelle annunciate finora. Se tutto resta com’è, quindi, quest’anno non vedremo opere di artisti italiani alla Biennale di Venezia, né negli spazi dell’Arsenale e dei Giardini, né nel resto della città.
Tranne, ovviamente, quelle che vedremo all’interno del Padiglione Italia: Chiara Camoni (di lei avevamo parlato qui, in occasione della mostra negli spazi di HangarBicocca a Milano) è infatti l’artista scelta per rappresentare il nostro Paese nella 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Insieme alla curatrice Cecilia Canziani, l’artista darà forma a un progetto che s’intitola Con te con tutto, scelto dalla commissione perché «affronta questioni centrali come ecologia, processualità e co-creazione, costruendo un percorso che è al tempo stesso riflessione sulla scultura italiana dall’età arcaica al Novecento e rinnovata visione della pratica contemporanea».
Il titolo di quest’edizione è In Minor Keys. Il nucleo concettuale della mostra, che vivrà negli allestimenti dello studio Wolff Architects di Città del Capo (Sudafrica), si articola in diverse sezioni: gli “Altari”, che rendono omaggio a Issa Samb e Beverly Buchanan; la sezione “Processioni”, con processioni ispirate alle coreografie carnevalesche e ai raduni afroatlantici; le “Scuole”, ecosistemi transnazionali di apprendimento e rigenerazione, gli “Spazi al riposo”, spazi dedicati al riposo spirituale e fisico, metaforicamente rappresentati dalle oasi interne ai singoli universi creativi. Gli “Altari”, ospitati nella Sala Chini del Padiglione Centrale, celebrano due figure che hanno influenzato profondamente la visione curatoriale di Kouoh. Issa Samb, artista, poeta e drammaturgo, è il cofondatore del collettivo rivoluzionario Laboratoire Agit’Art a Dakar, mentre Beverly Buchanan ha sviluppato pratiche anti-monumentali nella Land Art e nell’arte pubblica, esplorando comunità e memorie storiche irrisolte.
L'attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un'esperienza rivelatrice.