È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’adattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath
Sarà Esther Greenwood nel film tratto da uno dei classici della sad girl literature: a dirigerlo dovrebbe essere la regista premio Oscar Sarah Polley.
Sad girl di tutto il mondo, prestate ascolto: sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto come attrice nell’adattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath. Secondo Deadline, la cantante sarebbe in trattativa per il ruolo della protagonista Esther Greenwood. Se venisse confermata (e ci sono tutti i motivi per credere che lo sarà) sarebbe il possibile inizio di una carriera nel cinema, e quindi la realizzazione di un sogno: nel 2021, durante un monologo del Saturday Night Live, Billie aveva raccontato che nonostante avesse sempre che detto che odiava recitare in realtà amava farlo fin da quando era piccola, e il suo sogno era recitare in un film, come aveva visto fare a sua madre, suo padre e anche il fratello Finneas. A parte un piccolo ruolo nella serie tv Swarm di Donald Glover, però, sembrava che il suo sogno di recitare in un film fosse rimasto nel cassetto: e invece a quanto pare il suo debutto potrebbe essere molto vicino.
La campana di vetro è l’unico romanzo pubblicato da Sylvia Plath mentre era in vita: uscito nel Regno Unito nel 1963 (un mese prima del suo suicidio), racconta il crollo psicologico di una giovane donna negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Il libro è considerato uno dei più influenti nella letteratura del Novecento sul tema della malattia mentale e delle pressioni sociali che opprimono le donne, oltre a essere ancora oggi uno dei libri di culto delle ragazze tormentate, una bibbia che le sad girl si tramandano di generazione in generazione, passando per Tumblr, Instagram e arrivando fino al BookTok. Billie è molto in linea con il mood del libro: nella sua musica, spesso definita “dark pop”, ha sempre esplorato il tema della malattia mentale, della fragilità psicologica e di cosa significa sentirsi un outsider. L’accostamento, quindi, suona benissimo (anche se per ora, purtroppo, non sembra che la collaborazione coinvolga la colonna sonora).
Negli anni il romanzo è stato più volte opzionato per un possibile adattamento cinematografico, ma ha avuto una sola trasposizione ufficiale (non molto amata dalla critica): il film del 1979 diretto da Larry Peerce. Di questo nuovo adattamento si sa ancora pochissimo, ma sta già girando il nome della regista, che dovrebbe essere Sarah Polley, già premio Oscar per Women Talking (suo anche Away from Here). Pur non avendo mai recitato in un film, Eilish ha già un rapporto molto stretto con il cinema: ad appena 24 anni, lei e il fratello hanno già vinto due Oscar per le canzoni composte per No Time to Die e per Barbie. A maggio, inoltre, dovrebbe arrivare in sala Billie Eilish: Hit Me Hard and Soft, un concerto documentario girato in 3D da James Cameron.
L'attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un'esperienza rivelatrice.