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14:58 giovedì 16 aprile 2026
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione

Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.

17 Marzo 2026

La cannabis terapeutica si sta rivelando una promessa non mantenuta, almeno per quanto riguarda la salute mentale. Una ricerca pubblicata su The Lancet Psychiatry, basata sul più grande set di dati mai raccolti (54 studi che hanno coinvolto 2.477 persone) sulla questione, riporta risultati inequivocabile: non esistono prove concrete che i cannabinoidi siano efficaci nel trattare i disturbi mentali più comuni. Una scoperta che ribalta la narrazione degli ultimi anni, secondo la quale i cannabinoidi potevano, invece, essere utili nel trattamento di diverse malattie.

Come scrive il Guardian, lo studio evidenzia una pressoché totale mancanza di prove che dimostrino l’efficacia della cannabis nel trattare malattie molto diffuse come l’ansia, l’anoressia nervosa, il disturbo da stress da stress o la dipendenza da oppioidi. Mentre nel mondo, e in particolare in Occidente, aumenta il numero di pazienti che richiede e ottiene l’accesso ai cannabinoidi come farmaci per curare queste malattie, la ricerca suggerisce che l’utilizzo di questa sostanza come farmaco sia basato più sulla percezione che sulla realtà clinica. Esistono solo limitatissimi casi in cui i cannabinoidi si sono dimostrati parzialmente efficaci come cura, in ambiti estremamente specifici come l’attenuazione dei sintomi della sindrome di Tourette, dello spettro autistico e dell’insonnia cronica. Restano, però, eccezioni abbastanza marginali in un panorama di generale inefficacia.

I ricercatori concludono che l’uso di routine per trattare disturbi psichiatrici è oggi «raramente giustificato», sottolineando la discrepanza tra le motivazioni spesso alla base delle politiche di legalizzazione e la validità terapeutica della sostanza. In un’epoca di ricerca febbrile di soluzioni naturali al disagio psicologico, il report pubblicato su The Lancet Psychiatry suona come un richiamo al rigore scientifico e un ritorno alla realtà.

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