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Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
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L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia

In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.

06 Marzo 2026

Sono in acciaio, tinte di due tonalità di verde (pino e salvia), pesano abbastanza per scoraggiare i ladri e non farsi smuovere dai venti (13 kg circa) e sono disponibili in tre versioni: sedia classica, con i braccioli in legno, o reclinabile. Sia come sia, per i parigini vogliono dire una cosa sola: domeniche mattine assolate, passate al Jardin de Tuilleries. E proprio lì, da qualche stagione, Dior organizza le sue sfilate. Già dal 2024 infatti, quando alla guida del brand c’era Maria Grazia Chiuri, Dior aveva iniziato a collaborare con il Louvre, della cui struttura il giardino fa parte, per finanziarne la ristrutturazione, riaprendo l’area nord-est del parco, casa per 116 specie diverse di alberi. Una relazione di vicinanza che Jonathan Anderson ha portato a un nuovo livello: se la sfilata (molto apprezzata tra gli addetti ai lavori) si incentrava sull’ordinario che diventa straordinario, su una passeggiata al parco che può trasformarsi in un’occasione di (ri)scoperta di se stessi e del mondo, l’invito non poteva che ricordare quella location: ai fortunati convitati al défilé è quindi stato fatto recapitare un pacco con una coppia delle due sedie, in formato ridotto.

La storia di queste sedie – così come, per metonimia, quella del giardino – non è semplicemente una trovata di marketing aziendale, per inventarsi una “narrazione” affascinante, ma è strettamente legata alla storia architettonica della Francia. Il giardino sorge infatti laddove una volta c’era (anche) il Palazzo delle Tuilleries, distrutto da un incendio e poi demolito nel 1871. A immaginarlo fu Caterina De’ Medici nel 1564, prendendo ad ispirazione i giardini all’italiana della sua Firenze: era però un parco strettamente privato, riservato ai reali. Luigi XIII lo usava come parco da caccia, mentre Luigi XIV ordinò al paesaggista André Le Nôtre di ripensarlo, trasformandolo in un formale giardino alla francese, e dandogli la sua conformazione attuale. Nel 1667 il giardino divenne pubblico, ma come ricorda anche la nota stampa di Dior la “conditio sine qua non” per accedervi era vestirsi in maniera dignitosa e confacente al proprio rango. Una postilla che venne meno dopo la Rivoluzione Francese, quando il giardino fu aperto a tutti, a prescindere dall’attenzione al guardaroba.

Il governo permise a diverse aziende di installare sedute movibili sul suolo del giardino (a patto, ovviamente di pagare dazio): per l’inizio del 18esimo secolo questi accordi crearono un’evidente confusione cromatica tanto che nel 1955 il Senato Francese (Sénat) decise di standardizzare la tipologia di modello utilizzato, prediligendo lo stesso che si usava nel Jardin du Luxembourg già dal 1923, e che lo stesso corpo governativo aveva commissionato all’epoca. Nel 1990 le autorità francesi richiesero al brand di design Fermob di realizzare delle altre sedie (uguali alle precedenti), con le quali sostituire quelle esistenti, invecchiate abbastanza da non poter più essere utilizzabili. Se vi state chiedendo se è possibile comprarle la risposta è ni: il modello Sénat è esclusiva dei giardini, però nel 2002 il designer Frédéric Sofia ha creato una sedia a loro ispirata, chiamata Luxembourg: è in alluminio (e quindi pesa assai meno) e disponibile in un variegato arcobaleno cromatico, non limitato al verde.

Ad oggi, come si può leggere sul sito ufficiale del Jardin du Luxembourg (dove la Sènat si è posata per la prima volta) le sedie vengono ispezionate settimanalmente per rimuovere quelle rotte e ridistribuirle equamente per tutto il giardino, e il loro colore verde viene anche utilizzato per altri pezzi di mobilio, come per le fioriere presenti nell’Orangerie.

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