È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei
Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.
Stasera alle 23:35, Rai5 trasmette un pezzo fondamentale della storia del rock: “Pink Floyd: Live at Pompeii MCMLXXII”, e sarà la prima volta in assoluto che l’iconico concerto viene trasmesso in televisione. Girato nell’ottobre del 1971, il film-concerto diretto da Adrian Maben ha trasformato le rovine dell’antico anfiteatro romano in un palcoscenico surreale e senza tempo. In totale assenza di pubblico, la band si esibisce immersa nel silenzio delle rovine, in un’opera visiva e sonora che fonde l’archeologia classica con le sperimentazioni psichedeliche, dando vita a una performance che è diventata un pilastro della cultura pop globale.
Il mito di Pompei è tornato recentemente d’attualità grazie a un imponente restauro in 4K, “Pink Floyd at Pompei MCMLXXII”, proiettato nei cinema nell’aprile 2025. Questa operazione di recupero, seguita dalla pubblicazione di un album di remix e outtakes che ha scalato le classifiche mondiali nel maggio scorso, conferma l’immortalità di un progetto che continua a ispirare registi e musicisti. Il film rimane il prototipo insuperato del concerto come esperienza estetica pura, capace di influenzare chiunque intenda il live come un dialogo tra musica e spazio sacro, svincolato dalla presenza fisica della folla.
La pellicola originale ha attraversato diverse metamorfosi dalla sua prima produzione. Registrato originariamente con un sistema mobile a 8 tracce, il film è stato arricchito nel 1974 con scene catturate agli Abbey Road Studios durante la creazione di “The Dark Side of the Moon”. Nel corso dei decenni, tra edizioni in VHS e il Director’s Cut in DVD del 2002 (che integrava immagini contemporanee dell’area vesuviana) il documentario ha continuato a documentare l’intima dinamica creativa del gruppo nel suo periodo di massimo splendore sperimentale.
L'attesa senza oggetto che racconta – quella di un nemico che non arriva, di un senso che non si materializza – non è mai stata così contemporanea. Rileggere il romanzo di Buzzati o rivedere il film d Zurlini oggi è un'esperienza rivelatrice.