Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis
Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.
Il caso Ilaria Salis (l’ennesimo caso Ilaria Salis, verrebbe da dire), identificata nella mattina di sabato 28 marzo prima della manifestazione No-Kings di Roma, si arricchisce di un nuovo, kafkiano capitolo. Quello che l’eurodeputata ha denunciato come un segnale da «regime» nasce infatti come un «controllo preventivo» sollecitato dalle autorità tedesche, come ha riferito la Questura di Roma.
L’elemento più strano della vicenda, tuttavia, risiede nella cecità iniziale della macchina operativa. La Questura ha infatti confermato che gli agenti coinvolti nel controllo preventivo hanno dato il via alle verifiche senza avere consapevolezza dell’identità – e soprattutto del mestiere – della persona che avevano di fronte. Solo nel momento cruciale dell’identificazione, quando Ilaria Salis si è identificata come Ilaria Salis l’eurodeputata, le procedure sono state bruscamente interrotte. Secondo quanto riportato dall’Ansa e conseguentemente da tutti i giornali italiani, «il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti (a Salis, ndr) e alla persona in sua compagnia», e nel momento in cui «si è reso conto che si trattava dell’europarlamentare, ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d’albergo».
L’operazione, secondo quanto riferito dalla parlamentare europea e dai leader del suo partito, Alleanza Verdi Sinistra (Avs), Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sarebbe durata circa un’ora, nonostante Salis si fosse prontamente identificata. L’eurodeputata ha espresso dure critiche sui suoi canali social, parlando di un «clima da regime» e di uno «Stato di polizia», mettendo l’accaduto in diretta correlazione con la manifestazione nazionale No Kings, prevista per il pomeriggio di sabato nella capitale, e con gli effetti del nuovo Decreto Sicurezza. Ma questo è solo l’ultimo paradosso di un’epoca in cui la sorveglianza non ha confini nazionali, ma si muove lungo i binari di una cooperazione internazionale che finisce per trasformare un’esponente delle istituzioni comunitarie nel bersaglio di un protocollo d’ordine pubblico.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».