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Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami
A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
La casa del celebre regista iraniano Abbas Kiarostami è stata gravemente danneggiata dai bombardamenti statunitensi in corso in queste ore su Teheran. A dare la notizia sui social è stato il figlio del regista Ahmad, raggiunto telefonicamente dalla madre che vive nel quartiere di Chizar, dove si trova la casa paterna. La donna, rimasta illesa durante i bombardamenti sulla capitale iraniana, ha spiegato al figlio che un ordigno ha centrato l’abitazione di famiglia, diventata un simbolo della sua opera in Iran. Tanto che nel 2021 una mattonella commemorativa era stata apposta su uno dei muri esterni per iniziativa del Ministero della cultura iraniano, per segnalare la rilevanza culturale dell’edificio. A rilanciare la notizia è stato poi Hollywood Reporter, che mostra alcuni scatti dell’abitazione prima del bombardamento, in attesa di notizie e immagini dei danni provocati dall’attacco.
Il regista Abbas Kiarostami si trasferì in questa casa nel 1976, quando il figlio Ahmad era ancora bambino. È proprio lui a ricordare come il padre fosse legatissimo all’abitazione, edificata in un quartiere a nord di Teheran, tanto da definirla «il luogo più pacifico del mondo». La famiglia Kiarostami si trasferì nell’abitazione pochi mesi prima della Rivoluzione, nel 1979. Quando, anni dopo, il figlio e la moglie traslocarono altrove, Kiarostami continuò ad abitarci fino al 2016, anno della sua morte. Nel frattempo il cineasta era diventato il più importante regista iraniano, vincendo la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Il sapore della ciliegia nel 1997.
Nonostante il successo ottenuto a livello internazionale, molti dei film di Kiarostami vennero banditi per anni dai cinema iraniani, nonostante non fossero opere strettamente politiche. A risultare sgradite al regime erano le tematiche sociali, come la povertà e le violenze contro i più piccoli e i più deboli nella società iraniana, argomenti considerati sovversivi per come venivano raccontati dal regista. Kiarostami subì intimidazioni e minacce dai servizi segreti iraniani, che lo seguirono anche nei viaggi che faceva all’estero per presentare i suoi film ai festival internazionali. Il rapporto tra Kiarostami e il governo iraniano, pur meno conflittuale di quello della successiva generazione di registi iraniani (di cui Kiarostami si disse sempre un sostenitore) ha vissuto di continui alti e bassi fino alla sua morte, che ha portato a una sua parziale riabilitazione.
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