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Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord
Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
Il Regno Unito si appresta a recidere uno dei suoi legami più profondi con un passato fatto di lord, casate e nobiltà con bigodini. Con l’approvazione della legge sui membri ereditari, decine di nobili perderanno il diritto di sedere e votare alla Camera dei Lord, ponendo fine a una prerogativa parlamentare vecchia di circa 900 anni. La riforma, definita «storica» dalla baronessa Angela Smith, leader della House of Lords, mantiene l’impegno del Partito Laburista di eliminare gli ultimi 92 seggi basati sul diritto di nascita, superando quel compromesso “temporaneo” che durava ormai dal 1999, quando il primo governo di Tony Blair cancellò i restanti 600 seggi ereditari.
Come scrive Bbc, l’accordo finale è arrivato dopo una lunga e faticosa trattativa con i Conservatori, in cui il governo laburista ha concesso, in cambio del ritiro dell’opposizione alla riforma, la garanzia che alcuni dei 92 Lord ereditari che perderanno il loro privilegio diventeranno parlamentari a vita. Se da un lato la Electoral Reform Society (organizzazione che si batte perché l’Inghilterra diventi, a loro dire, una democrazia adeguata al XXI secolo) esulta per la fine di quello che definisce «un anacronismo», dall’altro non mancano le voci nostalgiche e critiche. Il conte di Devon, ultimo erede di una famiglia che occupa un seggio nella Camera dei Lord da 900 anni, ha definito il provvedimento «spiacevole», lamentandosi per il fatto che ai Lord è stato notificato l’imminente sgombero con un preavviso inferiore a quello che i lavoratori dipendenti ricevono prima di essere licenziati. A detta del conte, un simile comportamento rappresenta un’offesa inaudita arrecata a persone che incarnano quasi un millennio della storia del regno.
Questa riforma segna un cambiamento storico nell’assetto istituzionale di Westminster, ma è solo il primo passo di una trasformazione più profonda che potrebbe includere l’introduzione di un’età pensionabile e tassi minimi di partecipazione ai lavori parlamentari per i Lord (immaginiamo l’indignazione del conte di Devon davanti a una simile prospettiva). Entro la fine della sessione parlamentare di maggio, il sipario calerà definitivamente su una delle ultime “comunità chiuse” del potere europeo, trasformando il privilegio ereditario in un capitolo dei libri di storia.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
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