Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Durante un incontro con la stampa di New York, Mamdani ha fatto tutto il suo discorso usando l’autotune
In realtà era una parodia dei suoi veri discorsi, una gag a cui si è prestato in occasione dell'Inner Circle Dinner, un evento benefico organizzato dalla stampa newyorchese,
Che il sindaco di New York Zohran Mamdani sappia stare su un palco e sui social è ormai evidente, così come la sua capacità di tradurre istanze e problematiche politiche nel gergo di internet e dei meme, raggiungendo un pubblico molto giovane e molto online. Durante il suo primo discorso da sindaco all’Inner Circle Dinner, però, ha dimostrato di avere tutte le caratteristiche non solo del politico contemporaneo, ma anche dello stand-up comedian, improvvisando un rap con tanto di microfono con autotune. Il tutto a spese della stampa presente.
La serata, un annuale evento benefico organizzato dalla stampa newyorkese, prevede infatti una lunga serie di esibizioni sul palco da parte dei giornalisti prima e dei politici poi, con tanto di numeri di ballo, imitazioni e momenti di cabaret. Insomma, è tradizione che il sindaco e gli ospiti adottino un tono ironico e autoironico, decisamente informale: da qui la scelta di Mamdani di utilizzare l’autotune e droppare qualche barra, sfruttando il suo passato da rapper (nome d’arte: Mr. Cardamom). Il video del suo intervento, pubblicato online, è stato ripreso da diverse testate internazionale, anche perché al di fuori degli Stati Uniti l’Inner Circle Club non è un evento così conosciuto, per cui tante persone sono rimaste spiazzate dal discorso rappato di Mamdani. Chi conosce invece la politica statunitense ed è consapevole del clima non facile in cui vivono le redazioni che seguono Casa Bianca e dintorni ha molto apprezzato il discorso del sindaco. Persino il New York Post, nota testata conservatrice “ossessionata” dalla casa ugandese dei genitori di Mamdani (parole del sindaco), ha dimostrato di apprezzarne la comicità.
Mamdani infatti ha rappato una sorta di parodia della sua stessa agenda politica, un demenziale discorso in cui si è scagliato contro il New York Times, “reo” di utilizzare sempre gli stessi aggettivi nelle ricette culinarie che pubblica online e a cui il sindaco vorrebbe proibire di usare le forme verbali passive nei titoli. Gli astrusi obiettivi elettorali rappati da Mamdani sono stati anche un modo per fare dell’ironia su un’accusa che gli viene spesso mossa: quello di essere un oratore sin troppo consapevole delle regole del gioco social, uno che calcola al millimetro le sue incursioni gergali nel mondo della cultura pop, oltre che ovviamente quello di essere un “compagno” comunista, altro refrain della serata.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».