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L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia

Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.

11 Marzo 2026

La Biennale di Venezia è sotto accusa per la decisione di ammettere la Russia tra i Paesi partecipanti alla prossima edizione. L’annuncio da parte della Biennale risale a inizio mese, la decisione è stata spiegata con il rifiuto «di qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte», come si legge nel comunicato stampa con cui venivano presentati i Paesi partecipanti e gli eventi collaterali di quest’anno.

In risposta a questo comunicato, martedì 10 marzo, in una dichiarazione congiunta, il Commissario europeo per la Tecnologia, Henna Virkkunen, e il Commissario europeo per la Cultura, Glenn Micallef, hanno affermato che «gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue», aggiungendo che la decisione del festival di riammettere la Russia dopo quattro anni di assenza seguiti all’invasione dell’Ucraina «non è compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione della Russia». I commissari hanno avvertito che, se alla Russia sarà consentito di partecipare, «valuteranno ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione Ue in corso alla Fondazione Biennale (l’ente che organizza l’evento, ndr)». Ovviamente, sulla vicenda è intervenuto anche il governo ucraino, nella persona del Ministro degli Esteri Andriy Sybiha: «La Biennale di Venezia è una delle più autorevoli piattaforme artistiche del mondo e non può diventare un palcoscenico sul quale vengono minimizzati i crimini di guerra che ogni giorno la Russia commette contro il nostro popolo e il nostro patrimonio culturale», ha detto, in un comunicato stampa firmato assieme alla Ministra della Cultura Tetyana Berezhna.

Ad opporsi alla partecipazione russa alla Biennale 2026 (che inaugurerà il 9 maggio) sono anche i ministri della Cultura di 22 paesi (tra cui Francia, Germania, Polonia e Ucraina). Nella lettera, ottenuta e pubblicata da Politico, i ministri hanno esortato la Biennale a «riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa perché il Paese rimane soggetto a sanzioni europee e internazionali, anche in ambito culturale, imposte per la sua violazione del diritto internazionale e della sovranità dell’Ucraina». Anche il Ministero della Cultura italiano ha espresso una netta opposizione rispetto alla decisione della Biennale. Dall’altra parte la scelta è stata immediatamente festeggiata dal Cremlino: Mikhail Shvydkoy, rappresentante speciale del Presidente per la cooperazione culturale internazionale, ha celebrato l’evento come un successo diplomatico e dimostrazione del fatto che la Russia non è affatto isolata come la si vorrebbe.

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