Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran
Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
La Spagna, per il momento, è l’unico Paese che si è espresso contro l’attacco americano e israeliano all’Iran, l’unico Paese occidentale ad aver criticato e condannato Stati Uniti e Israele per aver agito unilateralmente, senza l’approvazione delle Nazioni Unite e in assenza di una minaccia immediata da parte dell’Iran. Le accuse mosse alla Spagna sarebbero di «stare dalla parte di tutti i tiranni del mondo, come (la Spagna) ha fatto con il Venezuela, ora sta dalla parte dell’Iran» e vengono dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. In tutta risposta, il suo omologo spagnolo José Manuel Albares, dopo aver definito le accuse «assurde e ridicole», ha spiegato a Euronews che la Spagna, «avendo una politica estera coerente» ha sempre condannato «anche le violenze iraniane sui civili».
Se puede estar contra un régimen odioso y, a la vez, contra una intervención militar injustificada y peligrosa.
Apelo nuevamente a la desescalada inmediata, al respeto al derecho internacional y la urgencia de retomar el diálogo.
Ahí estará España. Y ahí debe estar Europa. pic.twitter.com/mWYTmD7jWG
— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) March 1, 2026
Il Presidente del Consiglio Pedro Sánchez, sabato 28 febbraio, aveva già dichiarato di «rifiutare l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran» sostenendo poi che l’attacco avrebbe portato a un’ulteriore escalation nella regione e avrebbe reso ancora più fragile un’ordine mondiale già fragilissimo. In controtendenza rispetto al resto dei Paesi dell’Unione europea, la Spagna ha consolidato la sua già fortissima identità diplomatica ergendosi come unica voce critica nei confronti dell’interventismo di Donald Trump e della strategia militare israeliana in Medio Oriente. Un’eccezionalità confermata implicitamente dallo stesso Sa’ar, che ha sottolineato come la maggioranza dei ministri degli Esteri dell’Ue sia su posizioni distantissime da quelle spagnole. Mentre le altre cancellerie europee si sono limitate a condannare la controffensiva di Teheran, definendola sproporzionata, e a minacciare un intervento delle loro forze armate contro l’Iran, la Spagna è rimasta l’unico grande Paese dell’Unione che ha rivendicando una posizione di netta rottura nel panorama continentale. «Si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso», ha detto Sánchez.
L’ambasciata iraniana in Spagna ha espresso rispetto per questa posizione, che considera «in linea con il diritto internazionale». Questo riconoscimento da parte dell’Iran della posizione spagnola è stato usato da Sa’ar per criticare ulteriormente il governo spagnolo e dimostrare quanto erronea sia convinzione di quest’ultimo di «essere dalla parte giusta della storia», associando l’amministrazione Sanchez ai terroristi di Hamas e ai ribelli Houthi dello Yemen. Anche Trump, per la sorpresa di nessuno, si è unito alle critiche nei confronti della Spagna, che ha usato il suo amatissimo aggettivo terrible per definire il governo Sánchez, reo di non avergli concesso l’uso delle sue basi militari durante l’operazione. Non pago delle ingiurie, però, Trump ha anche detto che da adesso in poi gli scambi commerciali tra Stati Uniti e Spagna si interromperanno, ha spiegato di aver già dato mandato a Scott Bessent, il Segretario al Tesoro, di provvedere affinché ciò accada.
Irán reconoce plenamente y respeta esta posición, que está en consonancia con el derecho internacional. https://t.co/1U06SCqaWk
— Embajada de Irán en España (@IraninSpain) March 2, 2026
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».