Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano
Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
«Fosse per me, mi prenderei il petrolio», questo avrebbe detto Donald Trump dell’attuale stato dell’operazione Epic Fury in Iran. A riportarlo è il Finacial Times, in un articolo in cui si parla della possibile operazione per conquistare l’Isola di Khark, il cui porto rappresenta il principale centro di esportazione del greggio estratto in Iran. Cosa sono disposti a fare gli Stati Uniti per conquistare questa isola? A quanto pare non lo sa nessuno, men che meno Trump, che nello stesso articolo del Financial Times sostiene anche che «forse prenderemo l’isola, forse non la prendiamo. Abbiamo un sacco di possibilità».
Secondo quanto riportano tutti i giornali del mondo, in queste ore gli Stati Uniti starebbero preparando un’operazione di terra, 2500 marina sarebbero pronti a partire per l’Iran. Anche in questo caso, però, non è chiaro cos’è che questi marine andrebbero a fare in Iran perché Trump non ha fornito una spiegazione a riguardo. Perché sì, fosse per lui si prenderebbe il petrolio, ma purtroppo «ci sono degli scemi negli Stati Uniti che mi chiedono “perché stai facendo quello che stai facendo”». Ci sentiamo da aggiungere che questa domanda non se la stanno facendo solo persone (sceme e non sceme) negli Stati Uniti ma in tutto il mondo: è abbastanza chiaro, ormai, che di questa guerra nessuno è riuscito a capire davvero il senso e nessuno riesce a immaginare una via d’uscita.
Con la limpidezza espositiva e la ferrea logica che lo contraddistingue, subito dopo aver paventato l’invasione via terra di uno Stato sovrano allo scopo di appropriarsi delle risorse energetiche dello stesso, Trump ha anche detto che gli Stati Uniti e l’Iran nell’ultimo periodo si sono incontrati «direttamente e indirettamente» (qualsiasi cosa vogliano dire questi due avverbi usati in queste circostanze) e che i nuovi leader iraniani (a chi si riferisce? Anche questo non è dato saperlo) stanno dimostrando «grande buonsenso». Forse si riferisce ai preparativi per questo vertice che il Pakistan, che si è assunto la responsabilità di fare da mediatore tra Usa e Iran, sta provando a organizzare? Chi lo sa. Tre parole, “chi lo sa”, che riassumono sorprendentemente bene la politica estera degli Stati Uniti di questi mesi.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».