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15:55 Saturday 13 June 2026
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A study suggests civilizations don’t collapse because of catastrophes, but because they begin to consume more than they can sustain – and that may already be happening to ours The researchers also note that the futures in which we manage to survive are not impossible, but they would require conditions that simply don’t exist on Earth today.
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SS26, Charli XCX’s new single, is neither rock nor dance—it is fashion. And apocalypse, too: “Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell,” Charli sings on the album’s second single.
A board game is about to be released in which you play an office worker trying to survive corporate life without burning out








L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.

L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa

L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.

02 March 2026

Dopo aver saputo dell’ultima disavventura in cu è incappato l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ci siamo chiesti: ma nel codice penale greco esiste la prescrizione? Com’è possibile che una persona finisca sotto inchiesta per aver ammesso di aver fatto uso di stupefacenti 37 anni fa? Abbiamo risposto subito a entrambe le domande. Per quanto riguarda la prescrizione, sì, esiste, anche in Grecia. La seconda domanda, invece, abbiamo scoperto che era mal posta: Varoufakis, infatti, non è finito sotto inchiesta per il fatto di aver consumato ecstasy a un concerto di Kylie Minogue tenutosi dopo la parata per il Mardi Gras a Sydney 37 anni fa (così ha raccontato nel podcast Phasma) ma per aver violato una legge dello Stato che punisce la «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti». A dare la notizia delle conseguenze legali dell’uscita, a tutti parsa innocente e pure un po’ goffa, di Varoufakis è stato il suo stesso partito, il Fronte della Disobbedienza Realistica Europea (meglio noto come MeRA25, di ispirazione socialista democratica, non rappresentato in Parlamento ma molto apprezzato dall’elettorato più giovane).

Il partito ha criticato aspramente la decisione, definendola come «l’ennesimo episodio della progressiva fascistizzazione della magistratura greca» e «prova lampante di come la componente di estrema destra del governo (il Nuova Democrazia o ND) manipoli i fatti». In una dichiarazione ufficiale, MeRA25 ha definito il procedimento giudiziario come una vendetta politica, un attacco «al nostro segretario, pericoloso perché dice la verità». Il partito ha inoltre sostenuto che, sebbene l’assurdità del caso abbia suscitato ilarità anche tra gli avversari di Varoufakis, il precedente è pericoloso perché si tratta di un messaggio da parte di una «magistratura che chiude gli occhi davanti al potere e dà la caccia a chi rifiuta di inginocchiarsi». Anche Varoufakis ha commentato la vicenda usato toni simili: «Questa ridicola accusa deve essere interpretata con la consapevolezza che sta emergendo una nuova forma di fascismo, insidiosa, in tutto l’Occidente», ha scritto su X, accusando il governo di Kyriakos Mitsotakis di aver portato al governo gli estremisti di destra, dando così loro potere e legittimazione. «Sapendo questo, sono onorato della decisione di perseguirmi legalmente, perché mi dà la possibilità di cuiamare a raccolta tutte le persone per bene, di tutto il mondo, per esortarle a unirsi e a opporsi».

Secondo quanto riportato dal Greek Reporter, il prossimo 16 dicembre Yanis Varoufakis è atteso in tribunale ad Atene. L’accusa formale è la violazione dell’articolo 24 della legge 4139/2013 in materia di sostanze stupefacenti. Nello specifico, si parla di istigazione o pubblicità all’uso di droghe e per questo Varoufakis potrebbe rischiare da un minimo di sei mesi a un massimo di 10 anni di carcere, più una sanzione pecuniaria fino a 50 mila euro.

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